Giovanni Turchi 2015

Giovanni Turchi 2015

Giovanni Turchi 2015

Dal 26 settembre al 10 ottobre 2015 dal martedì al venerdì ore 16,00 - 19,30 su appuntamento

INAUGURAZIONE: 26 settembre ore 19,00

4 SERATE SPECIALI COORDINATE DA FRANCESCO CARRASSI E ARIANNA NINCHI:

  • SABATO 26 SETTEMBRE 2015 ORE 19,00-21,00
  • SABATO 3 OTTOBRE 2015 ORE 19,00-21,00
  • MERCOLEDI' 7 OTTOBRE 2015 ORE 19,00-21,00
  • SABATO 10 OTTOBRE 2015 ORE 19,00-21,00

Un quartiere alto borghese. “MIRABILIA”

Una strada fiancheggiata da villini eclettici, primo novecento, curati e preziosi ma turbati dal consueto accumulo di auto parcheggiate , degradante i luoghi, e dal traffico rumoroso che si placa solo la sera.

Strada prossima alla fantastica, ricca enclave Coppedè

………………Si entra, pareti bianche ci accolgono. Qui tele, foto e scritti vivranno alcuni giorni . Immagini , di diversi anni e mostre trascorse, si affiancano, si confondono e in una voluta confusione di idee colloquiano, mescolate negli anni, tra loro.

……………… Corrado ci accoglie, Noi immagini, tra le sue mura recinte, e ben accetta di parlare di Noi con Voi.

Chiariamo subito a chi si approccia a Noi, immagini, qui non vi è una Roma di vedute : nessun Foro Romano, S. Pietro o Colosseo, ma piuttosto una Roma di Pensieri, Spunti, Sensazioni, Ricordi e Frammenti. Una Roma di Antiche Memorie, una Roma di Giovani e Preziose Creature che oggi, per una volta, sono mostrate prive di un logico, coerente progetto che le accomuni, alcun nesso che le leghi in un irrigidito percorso. Si trovano qui, Loro e non altre idee, non come creature prescelte ma come esseri casualmente incontratisi in un momento di una lunga vita lì, dove linee di eterogenei percorsi si incrociano e si sfiorano per pochi attimi per poi evaporare, lasciando tracce per sempre brucianti.

Senza un Progetto, qui , allora, perché ?

Forse è solo il narcisistico bisogno di svelarsi senza chiedere o temere analisi o critiche ma come semplici esseri consapevoli solo di esistere. Finestre dell’anima esenti da motivazioni estetiche o edonistiche. Quindi essere e mostrarsi in un luogo vissuto, una Casa, non in un asettico spazio espositivo che la sera, allo spegnere delle luci, si serra, tristemente statico, in se stesso. Ma immagini vive su pareti costantemente sfiorate e osservate, lì dove le parole familiari si accarezzano, si accavallano, si accalorano, si disperano. Dove ci si muove assonnati o si progetta con calore la vita. Dove l’odore del caffè mattutino e i sapori e gli odori del cibo giornaliero si mescolano e si disperdono nell’aria. Dove si cammina con tranquillità o in affanno. Dove si accolgono amici e insieme osservando, parlando, ascoltando musiche e assaporando cibi, si arricchisce la vita ………………

GIOVANNI TURCHI

C'è una dimensione dell'eleganza che molti vogliono prossima al formalismo. L'eleganza, in questa prospettiva - pur colta nei suoi elementi di gusto e simmetria (e bellezza) - sembrerebbe riproporre una dimensione eccessivamente estetizzante dell'arte: precostruita e in parte prevedibile. Ancora: l'eleganza (sempre secondo quest'ottica) sembrerebbe veicolare un concetto chiuso e elitario di fruizione culturale: da una parte il bello, l'armonico, il piacevole; e dall'altra parte (regressivo e negletto) l'inadeguato, il mediocre, l'improvvisato.

Le opere di Giovanni Turchi smentiscono e mettono in crisi questa semplificazione. Si tratta di quadri su tela di grande eleganza, perizia tecnica e immediata godibilità percettiva; ed essi sono però, ancor di più, complesso scavo psicologico, ricerca di contenuti spiazzanti (asimmetrici), tentativo di arrivare a qualcosa che non si risolva nel consueto.

I quadri di Turchi sono eleganti ma sono soprattutto moderni: nel senso che mettono insieme - producendo ordini volutamente perturbanti - temi mitologici e classici, ritratti di raffinato erotismo e di densa carica simbolica. Ci sono i chiaroscuri e ci sono, disegnate, le parole; ci sono le maschere e le "figure", le narrazioni e le citazioni (in alcuni casi, mimetizzati e forse autoironici autoritratti); c'è la meditazione e la stasi, lacontingenza e la storia.

E su tutto questo incombe un senso profondo dell'effimero nella sua più alta valenza etimologica: a presa d'atto di una vita - la nostra - che pur nella sua finitezza può continuare ad assottigliarsi e resistere, dotandosi di una leggerezza che è capace di confrontarsi con il vuoto e con la morte.

E dunque Turchi è filosoficamente e culturalmente elegante: di chi crede che - pur attraverso la fragilità e provvisorietà dell'arte - un tentativo di cercare ritmi e proporzioni vere vada esperito: in una direzione dell’ estetica che si fa etica, e molto altro.